Vi sono procedimenti che convincono per il merito e procedimenti che si condannano da soli per il metodo. La standardizzazione del linguaggio infermieristico è una questione troppo seria per essere derubricata a competizione tra sigle: riguarda il ragionamento clinico, la documentazione elettronica e la capacità dei nostri dati di circolare nello Spazio Europeo dei Dati Sanitari. Proprio per questo, la scelta avrebbe dovuto essere non soltanto scientificamente ineccepibile, ma anche trasparente, pluralista e manifestamente indipendente.
Il recente comunicato pubblico di FNOPI del 18 luglio, unitamente alla lettura congiunta dell’Avviso della Fondazione Infermieri (creata e di proprietà di FNOPI) e del razionale della scelta di NNN (NANDA, NIC, NOC) come terminologia suscita, invece, interrogativi che non possono essere liquidati come una mera disputa accademica.
I fatti, tutti documentali, si raccontano da sé attraverso una cronologia che è il più imparziale e impietoso dei narratori. Il 1° aprile 2026 viene pubblicato un Avviso per la ricerca di un operatore economico, con un contributo minimo richiesto di 50.000 euro, invitando il mercato a proporre il linguaggio infermieristico. Appena nove giorni dopo, il 10 aprile, viene datato il documento che individua già in NANDA-I, NIC e NOC (NNN) la soluzione degli Ordini per le terminologie infermieristiche. Tutto questo mentre il termine per le manifestazioni di interesse sarebbe scaduto solo il 3 maggio.
Ci si chiede, con la serenità di chi analizza i processi amministrativi, quale parità di valutazione fosse ancora possibile a bando aperto, se la decisione scientifica risultava di fatto già cristallizzata.
Il nodo cruciale, tuttavia, non risiede soltanto nelle date, ma nei ruoli. Chi è chiamato dalle istituzioni a valutare l’adozione di un sistema del genere non dovrebbe mai trovarsi nella condizione di avere legami organizzativi o di rappresentanza con il sistema stesso. Non è minimamente in discussione l’onestà intellettuale, il rigore o la competenza dei singoli professionisti coinvolti. È in discussione, in radice, l’opportunità istituzionale e la terzietà del processo. Quando in un gruppo di lavoro siedono figure con incarichi di vertice nel network italiano e internazionale della soluzione poi prescelta (NANDA), e altre figure che hanno familiarità con un singolo sistema, e parallelamente non viene garantita alcuna voce alla principale alternativa internazionale (ICNP, l’unico linguaggio riconosciuto dall’OMS), il confine tra valutazione oggettiva e promozione di parte si fa pericolosamente sottile.
Per i componenti del gruppo, inoltre, il documento pubblica i nomi ma non le affiliazioni complete e i criteri di convocazione. Tradizionalmente, qualsiasi eventuale rapporto con operatori tecnologici o commerciali non deve essere presunto: deve, però, essere chiarito a priori. Allo stesso tempo, quando chi partecipa alla valutazione intrattiene rapporti organizzativi con la soluzione prescelta, la trasparenza non è una formalità ornamentale. È parte integrante dell’attendibilità del risultato. In ambito scientifico e pubblico, il potenziale conflitto di interessi non è una colpa da espiare o un’accusa da lanciare: è una condizione oggettiva e strutturale.
Non si può essere, al contempo, i proponenti di un modello e i giudici della sua validità. D’altronde in qualche modo per taluni, definire i parametri ideali ricalcandoli su una specifica soluzione, per poi concludere trionfalmente che quella soluzione è la migliore, ricorda molto l’antica abitudine di chiedere all’oste com’è il vino: la risposta, per quanto ben argomentata, è purtroppo già scritta.
Naturalmente tutti saremmo estremamente felici di essere smentiti: nulla ci renderebbe più sereni di scoprire che la fulminea convergenza tra domanda e risposta sia stata soltanto il frutto di una straordinaria, quasi commovente, sintonia di intenti.
Anche l’impianto metodologico merita attenzione. A parere di chi scrive, il documento appare viziato da un bias di fondo: i criteri di selezione sembrano costruiti su misura per favorire la struttura rigida del sistema NNN (struttura tassonomica, diagnosi precoordinate, classificazioni separate degli interventi e outcome dotati di scale interne), penalizzando ingiustamente la flessibilità delle terminologie moderne come ICNP. In assenza di metriche quantitative, analisi dei costi e confronti oggettivi sull’integrazione, l’intero documento non offre una valutazione comparativa aperta, ma si riduce a una giustificazione circolare di una scelta palesemente predeterminata: si disegna il profilo della soluzione ideale e poi si premia la soluzione che più gli somiglia.
A questa nota metodologica si somma un paradosso. Mentre ci si vincola per un decennio a un sistema proprietario a licenze multiple, l’Europa viaggia in un’altra direzione: ICNP è integrato nativamente nel Global Patient Set (GPS, disponibile in formato terminologico aperto) ed in SNOMED CT, architrave terminologica dello Spazio Europeo dei Dati Sanitari, già adottato da oltre 20 Paesi dei 27 Stati membri, che prevede Diagnosi, Interventi ed Outcomes connessi (a cura del Centro di ricerca e sviluppo ICNP di CNAI presso Università di Milano Bicocca), che è stato aggiornato molto di recente. Il 31 marzo 2026 SNOMED International ha infatti reso disponibile la release di produzione 2026 dell’ICNP SNOMED CT Nursing Practice Refset.
Per converso, il materiale divulgativo FNOPI associa NANDA-I alle “diagnosi e ai bisogni assistenziali” e rappresenta NANDA-I, NIC e NOC come una catena che culmina negli esiti. La semplificazione, tuttavia, solleva due criticità: il fatto che il bisogno assistenziale non coincide automaticamente con la diagnosi infermieristica (che presuppone un giudizio clinico professionale fondato sull’accertamento) e che gli outcome NOC non sono soltanto il punto terminale del percorso, ma obiettivi misurabili lungo un continuum, utilizzabili per seguire l’evoluzione della persona durante l’intero episodio assistenziale.
La rappresentazione corretta dovrebbe quindi essere ciclica: accertamento → diagnosi → obiettivi e outcome attesi → interventi → misurazione → rivalutazione → revisione del piano. Non è un dettaglio grafico. Se si sceglie NNN, occorre almeno rappresentarlo secondo la sua reale architettura concettuale.
Allo stesso tempo, mentre il 18 luglio si comunica la scelta degli Ordini di NNN, negli stessi giorni, l’organizzazione ex NANDA-I (diventata nel frattempo INKA) comunica di virare con una decisione radicale verso un nuovo framework terminologico NANDA 360. Di fatto, entro fine 2026 sarà presente una nuova classificazione integrata che supera NNN, con uno specifico ecosistema con importante destinazione anche formativa, destinata a collegare assessment, diagnosi, obiettivi, outcome e azioni; parallelamente, l’allineamento con i requisiti europei risulta in fieri. Non è corretto affermare che NNN sia già abolito, ma è corretto dire che per NANDA / INKA il link con i NOC ed i NIC è di fatto superato, e non si conosce se e come saranno gestite eventuali co-evoluzioni.
Quindi anche per questo motivo, si è fatta una scelta totalmente superata, dalla consapevolezza del gruppo NANDA-I di operare congiuntamente con altri sistemi NIC e NOC di editori e sviluppatori diversi. In ICNP questa scelta è stata fatta ab-origine negli anni novanta, così come quella di sviluppare una terminologia da sempre orientata ai sistemi digitali.
È quindi doveroso domandarsi se sia prudente fondare una partnership potenzialmente esclusiva e decennale su tre classificazioni separate, con editori e proprietari differenti, proprio mentre il loro ecosistema sta evolvendo verso un’architettura unificata e mentre si ribadisce che esiste – ed è totalmente mappata con NNN – la classificazione ICNP, usata e scelta dall’UE e dal WHO e già disponibile in lingua italiana.
Considerate le scelte metodologiche effettuate, la CNAI non intende ridurre la questione a una sterile e mera richiesta di accesso. Vogliamo invece lanciare, come sempre, un appello per un dialogo autentico e profondo. Auspichiamo un confronto che sia davvero paritetico e inclusivo. Il linguaggio dell’assistenza è un patrimonio di tutti gli infermieri italiani, saldamente orientato all’Europa, e come tale non deve mai trasformarsi in una tesi di parte.
Walter De Caro, PhD, MSc, RN, FFNMRCSI
w.decaro@cnai.pro


